In un punto della vita
Ogni tanto bisogna tirare le somme non tanto per riconoscersi ma per dare significati ai momenti finora vissuti. Da quando vivo a Salionze son cambiate molte cose. Aver comprato casa mi ha dato uno slancio diverso e inevitabilmente si prospettano cambiamenti significativi. Chiaramente sono sempre me stesso ma piccoli accorgimenti, scelte opportune nel tempo poi diventano oggettivamente importanti. Ieri sera ho invitato un mio carissimo amico a cena, Renzo. Lo conosco da quando avevo 18 anni, appena presa la patente. La Panda rossa, la meditazione trascendentale (la sua), le lunghe chiacchierate sui significati della vita, i Pink Floyd, le prime attenzioni amorose, la morbosa esigenza di sentirmi un intellettuale dopo che fino a sedici anni pisciavo a letto e la Santa donna di mia madre che mi ha sempre cambiato il letto. Lo sbattimento degli occhi come tic nervoso, le poesie, le riflessioni che annotavo nel quadernetto, l’essermi operato di fimosi a 20 anni, il primo rapporto, le delusioni, gli sbattimenti di coglioni, i litigi, il fallimento, l’ozio, la vestaglia e i calzini pudridi, la donna che mi ha succhiato il sangue, l’aver scritto un libro, l’aver perso tutto anche l’anima, le preghiere, gli amici che mi han sempre voluto bene nonostante tutto. Mi chiedo ora ma perchè non ho un figlio? I motivi sono tanti e sinceramente sono alcuni molto personali e non mi va di scriverli qui ma penso che la domanda che mi devo porre sia un’altra. Lo voglio un figlio, l’ho voluto in passato? Da questo punto di vista sono ormai certo che a 45 anni sia per me dura metterlo al mondo anche se comunque dipende dalla donna che ho vicino e che lo deve partorire. Mi sorge spontanea una domanda di riflesso: ma se non prolifico mi devo considerare un mezzo uomo, irrealizzato? Si può vivere senza diventare genitore, che significato ha la vita? e quando sarò vecchio e rincretinito? userò i pannoloni della Hartmann in qualke casa di riposo. Chissà se sarò sceso soitto le tre ore….










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