ott 31
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Dopo aver trascorso 3 giorni a Torino per lavoro impegnato al Congresso AICO e aver potuto correre nei pochi momenti concessi a se stessi pensavo di aver perso lo smalto acquisito di condizione nell’ultimo periodo. Con mio stupore stamattina nell’impegnativa non competitiva in mezzo al fango per il tempo impervio, pioggerellina e sterrato scivolosissimo sono riuscito a stare in piedi tra i sassi e le pozzanghere. Percorso ondulato in mezzo ai campi. Circa trecento metri di dislivello. Stupendo alla vista ma molto pericoloso. La cosa piacevole è l’aver corso con grande slancio, un paio mi han superato ma ne ho bevuti tantissimi. E’ venuta katia a Monzambano stamattina e anche se ha camminato x sei km è stata bravissima. Verso il rientro ho conosciuto Marco Mazzi, reduce dalla Spartathlon si sta riprendendo. Un pò più alto di me, qualke kilo in meno. La stazza c’è e mi kiedo uno come lui che ci faceva ad Atene?! 247 km quante battute a terra sono? Le gambe saranno incazzate con Marco all’inverosimile. Non riesco neanche ad immaginarli 247 km tutti di fila anche se con qualke pausa. Mi ricordo come se fosse ieri la maratona di Padova o di Berlino. La fatica, le gambe durissime dopo il trentesimo. Ma come fanno sti uomini? Da ammirare o pazzi scatenati? Le ragioni per uno sforzo simile sono legate alla spiritualità, alla ricerca dei propri limiti? Alla curiosità di analizzare la propria reazione fisica-mentale per uno sforzo prolungato oltre ogni limite? Nel guardare Marco non ho letto niente di tutto questo! Mi sembra un uomo normalissimo. Eppure io li immagino questi atleti emotivamente indistruttibili. Marco mi sembra sensibile, sereno semplicemente come tutti!
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scritto da: lanfree