Sono stato troppo cattivo? Allenamento collinare tirato
set 17

Riflettere a volte ci porta a raccontare di esperienze vissute, traendone spunti o meglio ragionamenti sul come si vive il momento, a sensazione o sensazioni, emozioni che ti travolgono l’esperienza.
Cristian nel commento lasciato apre un dibattito interessante: la preparazione di una gara. Noi blogtrotter siamo degli amatori, più o meno bravi, dove a volte il tempo cronometrico ha un significato e a volte assolutamente no. Metterci tutti sullo stesso piano valutando i tempi di percorrenza di una gara confrontando i personal best (ci misurano certo) non è detto che il singolo abbia raggiunto il massimo del proprio rendimento. Sono troppi i fattori in gioco e le variabili dipendono dal luogo, dal percorso, dalla temperatura, dalle situazioni atmosferiche, da come, cosa e quanto ci si è nutriti nell’imminente, dalla capacità di sfruttare al meglio le proprie risorse e infine dalla testa (se ho dimenticato qualkosa ditelo). Tu stesso caro il mio Cristian potevi scendere sotto le tre ore due anni prima. Li avevi nelle gambe, dagli allenamenti tutto lasciava presagire che ce l’avresti fatta senza problemi. Eppure non è stato così. Chi ti dice che non puoi migliorare anche di 15 minuti? Pensi che le tabelle a cui ci si fa riferimento siano rispondenti per ciascuno allo stesso modo? Che serva assolutamente correre correre correre e basta? Non penso che debba essere vista la prestazione in una corsa come un lavoro, non siamo certo pagati noi. Vivere l’angoscia del risultato, del tempo impiegato fà brutti scherzi e non ci lascia tranquilli. Del resto come è possibile selezionarci se non attraverso il fattore psicologico in gioco. Conosci anche tu Fabrizio Sandrelli, eppure lui di ripetute non ne conosce l’esistenza. Esegue dei medi e dei corti veloci. Le ripetute a lui non sono mai piaciute, così come a Brindani, eppure è sceso sotto le 3 ore una decina di volte. Io rimango sempre nella mia modestissima opinione che non siamo uguali per niente e ciò che può far bene per l’uno non è detto che faccia bene per l’altro. Prima di scendere sotto le 4 ore ho corso per un anno invano alla ricerca della condizione, del metodo, del resistere, dello sconfiggere il muro. Ho divuto adattare la tabella Greif per riuscirci. Ma non è un metodo scientifico neppure quello. Ti massacri le gambe, abitui si alla corsa lipidica ma a che serve se poi ti crashi le gincchia. Dobbiamo considerare che siamo prima di tutto persone con delle responsabilità, degli obiettivi di vita che ci legano agli affetti, ai figli se ci sono, alle proprie compagne, al lavoro. Insomma dobbiamo mantenere equilibrio nella nostra esistenza ed allora con la calma, la tranquillità e l’ansia azzerata acquistiamo un valore aggiunto nei parametri della prestazione sportiva che a volte non consideriamo affatto. Quello che è successo domenica scorsa al di là degli sberleffi è l’ennesima dimostrazione che i metodi per ottenere dei risultati sono diversissimi. Ho accumulato acido lattico con una tempistica di smaltimento più lunga. Bene sono stato 4 giorni a riposo ed oggi sto bene e con la voglia di correre. Domenica a Malavicina può succedere di tutto, certo anche che mi ritiro o che scendo appena sotto le due ore, perchè no? Mi piacciono i western datati…

p.s. con il mio comportamento ho dato un chiaro vantaggio all’avvocato… ora lui si allenarà da cattivo con la mia bella faccia stampata sul suo viso, non vede l’ora di darmi la paga! E lo farà a modo suo, con estrema signorilità e sono sicuro che preparerà mentalmente come e dove darla. Scrupolosamente l’avrà già vissuta mentalmente almeno mille volte!

written by lanfree


3 Responses to “Riflessioni ataviche”

  1. 1. Cristian Says:

    Le tabelle servono eccome, devono esserci delle regole in una preparazione che si rispetti… indipendentemente dalla lunghezza della gara in programma, altrimenti si correrebbe a seconda della voglia di quel dato momento, e non so gli altri, ma io quando devo fare un 30 km di medio, penso che se dovessi aspettare la voglia di farlo, campa cavallo che l’erba cresce… non conta nulla fare i 25+5 dove i 5 sono di cammino, in una ipotetica Maratona al 25° si spegnerebbero le batterie o sbaglio!
    Per quanto riguarda le mie Maratone, dopo sei mesi che ero sceso di sella ho concluso Padova in 3:28′ senza seguire tabelle, poi altre due attorno a quei tempi, esattamente 2 mesi dopo Venezia presi in mano una tabella di Massini, e in tre mesi di preparazione ho concluso Treviso in 3:01′… so benissimo che non è “sotto le tre ore” ma chissà perchè chi fa 2:59′ è un fenomenno e chi la chiude in 60” in più è uno dei tanti… non sono assolutamente daccordo con te, Treviso dopo 15 mesi che correvo vale come Firenze dello scorso anno (2′59”).
    Per quanto riguarda Fabrizio Sandrelli che stimo tantissimo, non c’è, a parere mio la controprova che facendo le ripetute non possa andare più forte giusto?
    E’ logico che dopo anni si comincia a conoscersi meglio, e sopratutto si capisce quale lavoro è meglio per il proprio fisico, ed io comincio a conoscermi ora, dopo se non sbaglio 12 Maratone e una 50 km… ma è anche vero che se dovessi stare fermo un paio di settimane, dedicandomi alla bici, potrei correre una mezza molto forte, poi però pagherei dazio, come stà accadendo a te.
    E sopratutto “NON” credo che per il tuo ginocchio vada bene dal nulla correre una 21 km, lo vedo poco coerente con le leggi della natura, capisco che la muscolatura si sia rafforzata, ma tante altre parti si sono indebolite, e questi sono lavori molto più pericolosi che correre i canonici 10 km tutti i giorni.
    Ti auguro comunque a Malavicina di difenderti con i denti, ma la vedo dura, hai sbagliato l’approccio, anche se spero di sbagliarmi….
    Ciao

  2. 2. lanfree Says:

    Forse Cristian non sei stato attento a quello che ho scritto. Non ho detto che non servono tabelle a darci delle regole, ho detto che le stesse non hanno valore oggettivo nel senso che non si sposano con tutti gli amatori. Le regole sono dei paletti e ci possono imporre degli stimoli e sta qui il punto. Tu stesso ti obblighi a correre anche se non ne hai voglia. Ma allora spiegami chi te lo ha fatto fare? Ti misuri per correre più forte a quale scopo? Tu stesso parli di essere un padre di famiglia che fa enormi sacrifici ma allora dove rimane il piacere della corsa. Perchè devi costringerti ad uscire per essere schiavo della tabella?
    Su un punto mi trovi in accordo, hai ragione che correre una 21 senza allenamento costante può recare danno. Sono scelte.sapremo più in là se hanno fatto bene o male.

  3. 3. giulyrun Says:

    Avevo più volte ribadito il mio pensiero: Ognuno ragiona secondo le proprie capacità ed aspettative. Se uno è un “tapascione” ragiona da tapascione , chi è un top-runner ragiona da top-runner. Io che mi considero un “corridore medio” ragiono da “medio”. Cristian, giustamente, è un “vero-runner” ragiona e si allena di conseguenza.

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