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ago 31
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ago 29
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Una grande soddisfazione, un’avventura epica che ricorderò per sempre nella mia vita!
Siamo partiti io e Katia neanche troppo presto. Tre ore di auto con qualke coda lungo la Val Venosta. Un panino allo speck prima di partire e alle 12,20 ho iniziato a pedalare quasi in sordina. Son partito cauto col rapporto subito agile. I primi dieci km tranquilli e con scioltezza. Sapevo di esser partito tardi e in effetti moltissimi stavano già scendendo in piacchiata. Leggera pioggerillina. Non sapevo dei 48 tornanti ed è stato un ciclista di Bolzano col quale ho condiviso la nostra passione a dirmelo. Fa una certa impressione iniziare il primo tornante con scritto 48. Si perchè sono al contrario e a dir la verità l’ho visto dopo un bel pò che pedalavo. C’erano le nuvole basse che non mi permettevano di ammirare pienamente la montagna e quando la salita si è fatta + dura mi è partito un fiatone inusuale. Si è iniziato a far sul serio dopo Trafoi. I tornanti sono stati impegnativi e molto ravvicinati. Eravamo in tanti disseminati lungo il percorso. Ci doveva essere però la nota negativa. Ho cercato il dialogo, ho scambiato complimenti ma senza ricevere risposta. Possibile che il 95 % erano tedeschi! Chiedevo consigli ma niente. Solo al primo ristoro quando il fiatone decisamente era fortissimo ho trovato due veronesi. “Quanto manca?” circa 10 km “Ma è dura così?” altri 2 km al 14 % poi spiana e i tornanti si fan larghi e sali tranquillo.
Due bei cretinelli da passeggio. Col cazzo spiana anzi si fa + dura. Quando sono uscito dal bosco e si è presentata la cima imperiosa col ghiacciaio a fianco ho preso paura. Dei zigzag sul dorsale da togliere il fiato. La natura è immensa e la forza di volontà ha fatto il resto. Quando sono arrivato in cima mi pareva di volare… e tutto si è fatto più umano. La posa di rito e lo sguardo dall’alto verso il basso della montagna mi ha commosso.
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ago 28
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Potevo mancare alla manifestazione cicloturistica? Oscar mi hai tolto la sorpresa. Avevo già organizzato il tour da qualke gg.
Appuntamento a Spondigna ore 9,40 e inizio della scalata.
La salita ha una lunghezza di 27,36 km e un dislivello di 1868 metri, con pendenza media tra il 9 e l’11% e punte massime del 15%. Poi discesa a Bormio e ritorno con salita di 21,5 km e dislivello di 1533 metri; la pendenza media è del 7,1%, con massimi del 14% circa.
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ago 27
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Si sa ormai che non sono certo un metodico maniacale e che spesso incorro al classico inciampo sulla buccia di banana.
Mi riferisco ai ritiri in gara ingiustificati, agli allenamenti con i lavori piantati a metà e quando c’è da stringere i denti magari tirar fuori i coglioni cedo inesorabilmente. Carattere debole, poco friulano, eppure il sangue è proprio quello visto che mia madre nacque a Sequals, lo stesso paese di Carnera. Tracce nel mio DNA penso non ce ne siano, forse allora somiglio a mio padre ma anche lui era arcigno anche se esile e dal carattere forte, se era un bel NO state sicuri che non si sarebbe tramutato in un SI, cadesse il mondo. Boooooo… ultimamente però vado in contro tendenza, strano!
In questi giorni a +30°, con l’afa a soglia svenimenti, soprattutto dalle 14 alle 17 del pomeriggio nell’anticamera del collasso, quando le forze sono a picco, quando non ti reggi in piedi, quando ti manca l’aria, quando fai fatica a fare tre gradini, proprio in quel momento lì che ti si chiudono le palpebre e sogni il letto per buttarcisi sopra, sì proprio in quel momento lì, quando ti vien voglia di una bella granita al limone mi vesto ed esco in bici mentre i miei vicini mi guardano increduli sui lettini ai piedi della piscina. Sarà ma preferisco sudare guardando le goccioline scendere a volte per terra, avolte sulla canna della bicletta, a volte sulla coscia piuttosto che fare la sauna nel letto o sopra il divano oppure crogiuolarmi in piscina e a rosolarmi al sole.
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ago 27
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Si sa che il nostro sport, che sia la corsa o la bici, dipende molto dalla disciplina nel percorrere le strade, nostra e degli altri. Le tragedie si consumano la maggior parte per disattenzione, eccessiva confidenza e mancanza del rispetto del codice della strada. Mentre percorro strade trafficate come runner vado sempre in senso contrario alla marcia guardando frontalmente le macchine che sopraggiungono, mi metto a sinistra e sul ciglio della strada. Con la bici è diverso, intanto non vado su percorsi sterrati e son costretto a stare a destra sperando che i veicoli che mi sorpassano mi vedano sempre. E’ durissima anche in prossimità degli incroci. Ieri ad esempio a Desenzano in prossimità di una svolta un’auto non mi ha visto e mi ha tagliato la strada mentre arrivavo in discesa, per fortuna c’era il rialzo con il marciapiede a destra che mi ha permesso di scansarla ma ho sentito i brividi lungo la schiena. La donna al volante si è fermata a scusarsi ma porca puzzola!!!! Arrivavo ai 45 orari se la centro mi scavello il collo… uffà!!!!! non ci sono protezioni a parte il casco che non è integrale e se cado contro un cartello segnaletico o il guardraill o una pianta? non voglio pensarci ma ieri sono stato molto agitato con questo pensiero dominante! Non a caso poi apro il giornale e in prima pagina due morti uno in bici in MTB e sono 16 dall’inizio dell’anno a Brescia.
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ago 25
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Ieri sera invito in palestra da parte di Alberto a villa Quaranta. Era sua intenzione mettermi alla prova visto che non amo questo genere fitness. Per tanti motivi: reputo snob chi la frequenta, come secondo fine chi si sente solo per carenze affettive sperando di incontrare l’anima gemella con tricipiti e quadricipiti scolpiti, magari anche con un gran bel culo, chi pensa che solo pagando si ottengono i risultati, chi si illude che in tre mesi perde la classica pancetta e via discorrendo.
Non c’è proprio feeling, mi spiace ma l’ennesimo impatto non è stato assorbito bene. Ho chiesto da babbeo se in 3 mesi si può togliere l’addome flacido e sentendomi dire che si può dall’accompagnatore ho capito che devo andare altrove. C’erano 4 maratoneti: 3 donne e un uomo che ho visto in gara in giro nel veronese fighetti e super tirati ma con personal best peggiori dei miei. Mi tengo la mia panca che non uso e se proprio vorrò un giorno vedermi scolpito l’addome da super figo allora mi metterò a fare sul serio localizzando gli sforzi là dove è necessario ma non in palestra. tanto gli esercizi addominali li so fare e quindi non capisco se servono proprio le macchine della Tecnogym per ottenere seri risultati. Comunque domenica 8,4 km a ritmo lento di corsa continua e senza fermarmi un attimo anche in salita. Bresciani arrivo…
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ago 22
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Il Grande Frullo sta declinando verso le due ruote, a discapito delle due scarpe. Lo richiede il suo fisico, logoro di chilometri, stanco di portarsi appresso anche le palline, che in qualche caso pesano assai. E così noi di Lanfreemarathon vogliamo consigliarvi un bellissimo libro, che leggerete d’un fiato, chiamato “Elogio della bicicletta”, scritto nel lontano 1973 da Illich Ivan ma che appare oggi più profetico che mai… Non aspettatevi però un banale pamphlet, perchè il saggio dell’autore austriaco è di quelli tosti, che toccano temi attuali come l’economia, la politica, la società e lo sport, virando con decisione sul concetto di mobilità.
E’ incredibile constatare come, nonostante siano passati molti anni dalla sua stesura, “Elogio della bicicletta” sia di un’attualità straordinaria, per certi versi profetica: l’autore aveva visto con precisione i danni provocati dall’automobile come mezzo di locomozione. Illich parte dal dato che la nostra è una società energivora, che di energia si ingozza fino a soffocarne. Ora, il problema è stabilire la soglia energetica oltre la quale si arriverebbe al collasso: si tratta però di un compito politico, di quella che lui definisce una “controricerca”. E poichè al collasso ci può portare anche la corsa, come spesso ci dimostrano le corse, elogiamo la bici… lo dice anche il Frullo. E io al Frullo ci credo. E’ stato a lungo il mio personal profeta…





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