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lug 20
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Sabato pomeriggio da Brusadure a Sottomarina di Chioggia. 74 km totali, seguendo il Bacchiglione da Pontelongo al mare in due ore e mezza andata e ritorno. Pianeggiante per farmi le gambe in attesa della ascesa a Prada. Quando parto a fare qualkosa scatta dentro di me il desiderio di fare sempre qualkosa di importante, come se fossi Contador. C’era bisogno di andare fino al mare? Evidentemente non resisto alla tentazione di stupire anche se la maggior parte delle volte faccio delle magre figure.
Domenica mattina ore 9. In 5 verso Caprino Veronese per affrontare la salita a Prada. Sandro con la bici datata e un manubrio piegato da una caduta, il Bendo reduce da un malanno muscolare con una mountain-bike, Nerino anche lui con una m-b e Paolo decisamente in canna. Sembravamo + che un gruppo, un insieme di caproni in balia del vento. Disordinati e scostanti ci siamo diretti a Caprino non senza difficoltà . Già alla prima salita di Sandrà ho capito che la giornata sarebbe stata di quelle lunghe. Comunque passo dopo passo ci siamo avvicinati al primo step. Prima di iniziare ad inerpicarci un buon caffè e qualke battuta nostrana alla barista e poi in sella. Appena svoltato per la salita di Prada i primi pensieri funesti, un bel gruppone di una ventina di ciclisti si son sfilati ad uno ad uno verso l’alto e noi sembravamo + delle vacche al pascolo che degli scalatori. A dir la verità io e Paolo ci siano avvantaggiati e dopo 3 km di salita dura e ripidissima abbiamo capito che forse era il caso di scendere in soccorso. Il viaggio è stato gaio e lungo ma alla fine a Prada ci siamo arrivatio in 4. Poi in discesa uno scorcio mozzafiato a San Zeno non ho mancato di fotografarlo e poi giù verso casa. Precisamnete abbiamo fatto 82,9 km in poco + di 3h35′. La prossima uscita in gruppo sarà sicuramente + dura, + ciclisti e meno arifrulluri. Spero ci sia al prossimo giro anche BradypusRunner con noi… ma anche Fabrizio Sandrelli che so si sta comprando la bici.
P.S. la bici è u’altra cosa rispetto la corsa. Scalare è un optional che rendono i due pedali meno monotoni. Affrontare le inerpicate come punto di arrivo ha il suo fascino e lasciano ricordi fantastici meno traumatici del picchiare sull’asfalto. Queste sono sensazioni di questo momento è chiaro che non abbandonerò la corsa ma è certo che il ginocchio nonostante le sforzo non mi fa male.







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