nov 29

Finalmente ho provato l’ebrezza della corsa oggi pomeriggio dopo 4 gg di pausa. Il tempo di percorrere 650 metri e mi son fermato. Un dolore come non l’ho mai sentito mi ha quasi bloccato sul posto. Poi piano piano la fitta è passata e son rientrato a casa. Sono preoccupato e al tempo stesso rassegnato all’intervento al ginocchio. Avevo sperato in questi giorni consultandomi a livello teorico con caposala e infermieri ortopedici ma dopo il dolore di prima non posso far altro che procedere all’intervento. Farò le lastre radiologiche del ginocchio e andrò di conseguenza dal Dr. Benedetti la proxima week a fissare la data e spero entro l’anno! Nel frattempo mi è salito un appetito stratosferico e in queste due settimane senza macinare troppi km ho ripreso di rimbalzo 3,5 kg… oddio! Un’altra delle paure che mi attanaglia e che non lascia scampo. Sto divorando cibo come un drago e non riesco a trattanermi. Son proprio un frullo.

scritto da: lanfree

nov 29

Scendendo da piazzale Michelangelo mi impongo un ritmo superiore ai 5′ ma spinto dalla marea inizio a pigiare. Non mi accorgo di andare a 4′30″ e mi lascio scivolare via. I primi km sono alla ricerca della sensazione e sono in aperto ascolto con le gambe e quella dx in particolare. Il ginocchio sembra a posto e mi lascio spingere. Passato il quinto capisco che l’andatura è troppo alta ma mi sento bene e vigile. Passo al 10 appena sotto i 45′ ma sentendomi bene proseguo nel ritmo e mi avvicino ai pacer delle 3.15. In una curva colui che avevo a fianco scivola sull’asfalto viscido e capisco quanto sia importante in questa corsa in particolare stare attento agli urtoni, i tocchetti, i pericolosi vialetti di restringimento. Penso a Fabiodelpià che + o – dovrebbe avere lo stesso ritmo. Chissà com’è, il viso, la voce, niente! Proseguo e verso il 15esimo riesco ad affiancarmi ai pacer e mi accodo al loro ritmo. Il gruppone è troppo numeroso e mi fa paura. Penso alla mia corsa, al ginocchio e al fatto ke non devo assolutamente fare movimenti bruschi e deleteri. Decido di sopravanzarli qualke metro e spingo. Mi avvicino alla mezza e mi sento giusto, tonico, passo intorno a 1.37 ma è sul viale dell’expo che un cretino con l’intenzione di evitare una buca mi taglia la strada. Rallentando di schianto per evitarlo faccio un movimento brusco e sento una leggera fitta dietro il ginocchio. Riprendo, mi innervosisco ma non mollo. Al ritorno sul viale al 22 cedo, mi fermo e non so per quale motivo. Davanti a me un signore mi dice: ” fatti dare vasellina al capezzoli lì avanti…” guardo e una striscia di sangue ormai fradicio misto a sudore cola fino ai pantaloncini… E’ finita! cammino per 500 metri, mi passano i palloncini delle 3.15 e riprendo a correre per arrivare al 25esimo vicino all’albergo ai 5 al km. E’ avvilente quando ti vedi avanzare, impossibilitato a reagire, infreddolito, affranto e inerme. Il tempo di sentirmi un “vai Lanfreeeeeee…” da Ivana e dritto in Hotel. Non ho nulla da guadagnare a finirla e penso al domani che non promette niente di buono. Il tempo di una doccia e via verso il traguardo a salutare gli amici. Sento male alle gambe mentre cammino ma non al ginocchio. Quando sopraggiungo al curvone del Lungarno della Zecca Vecchia a 1 km dall’arrivo stanno passando i runner delle 2.40. Alcuni sono tonici ma la maggior parte corre attorno ai 5 e sono sofferenti a dismisura. Non capisco, ero curioso di vederli, di assaporare la loro freschezza di corsa. Ho sempre pensato a coloro che corrono a 4 al km e mi sembrano dei jet, che spostano l’aria quando corrono, che volano ma niente di tutto questo. Sono stato attento alla loro postura a chi sono, come sono fatti. Alcuni sono giganti, altri danno l’impressione di essere assolutamente persone senza doti particolari eppure spingono rapporti impensabili. Vedo arrivare Mario Fattore e lo incito, lui rimane sorpreso ci sia qualkuno che lo riconosce. Passa il tempo e finalmente vedo sbucare il grande Emi prima dei palloncini… Sei un grande, lo vedo tonico, riesce a dirmi qualkosa e nel suo gruppetto sembra il + fresco, un grande, grande Emi! Sto attento ai passaggi ma Cristian non lo vedo e mi preoccupo, anche il Bornaghi, Mauro e Sandro e Marco di loro nessuna sagoma e inesorabilmente passano i pacer delle 3 ore anche loro affaticati, spenti. Finalmente dopo poco il Bornaghi, cupo in viso, incazzato ma sciolto e con andatura ampia, bello da vedere nonostante i 60 anni. Capisco che è successo qualkosa di veramente strano in questa corsa quando li vedo passare uno ad uno e dispiace un casino vedere la delusione e la fatica negli occhi di chi non ha centrato l’obiettivo per chissà quale ragione. Mi avvicono verso la piazza per raggiungere Barbara e incontro Alberto Fondriest che con un grande sorriso mi saluta felice. L’avv. Trevisani con il suo personale di 3.20 è stato uno dei pochi che si è migliorato e provo ad immaginare se non avesse il mal di schiena e si allenasse sui lunghi cosa può limare ancora. L’ultimo pensiero raggiunge Barbara che in quel dì è lì con noi nella sofferenza e l’adrenalina della gara la coinvolge e si sente anche lei partecipe di una Caporetto impensabile alla vigilia e nei suoi occhi splende l’anima gentile e serena.

scritto da: lanfree