Nov 11

Non è questione di brocco o non brocco. Anch’io sono adulto e vaccinato e cerco di fare al meglio quello che mi prefiggo. I risultati sono quelli che sono o saranno, ma comunque l’impegno ce lo metto. A volte basta usare la testa per sentire e conoscere il proprio corpo e di conseguenza attuare le mosse e contromosse necessarie per raggiungere il fine prefissato. Fatico anch’io non credere ma se oggi c’è l’ultimo lungo- lungo sia. Non avrei mollato per nessun motivo – salvo infortuni ovvio – e così è stato. Sul canale che porta a Marengo ho mantenuto il tuo passo anche se avevo capito che stavi iniziando ad esagerare cosa che hai prontamente fatto alla Rotta. Avevamo percorso circa 21 km, ne dovevamo fare ancora 14/15, stavamo correndo regolari che motivo c’era di esagerare? Sei troppo testardo, sai che ho già corso nell’ultimo mese diverse volte oltre 30 km che male c’era stare con noi? Capisco anche che volevi provarti per capire il passo che sareste riuscito a tenere però lo sapevi già che dopo 25 km si inizia a raffinare l’oro ed iniziano le difficoltà. Correre oltre i 30 km non è una questione di gambe ma di testa, come ti comporterai a Firenze. Non lo sai.
Credimi mi hai dato un colpo durissimo vederti seduto davanti a casa mentre noi ci siamo dissetati e proseguito. Bevevi, ci aspettavi ed al limite anche piano proseguivamo sino dove riuscivi – così come abbiamo fatto io e Giorgio.
Naturalmente potevo non scrivere o dirti nulla avevi già capito ma lo faccio per te, hai delle potenzialità che ti ostini testardamente ad ignorare.
Se a Firenze farai un buon tempo però non sbandierare le tue performance in allenamento e che hai fatto le cose giuste, e che noi che abbiamo fatto i lunghi abbiamo sbagliato tutto. Per inciso gli ultimi tre km oggi gli ha corso a 4:50 e quello sarà il mio riferimento oltre non posso sperare.
Cambiando discorso oggi ha reindossato, in macchina, un paio di pantaloni della tuta bianchi (la giacca l’ho lasciata a casa così come i guanti e la cuffia bianchi) . Sono un ricordo importante – risale al 16.01.2006 – Olimpiadi Invernali Torino 2006 Tedoforo n° 018 tappa da Mantova ad Ostiglia. Un bellissimo ricordo ed intanto ho fatto richiesta anche per Pechino 2008.

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Nov 11

Mentre stavo riposando sul divano dopo il lungo allenamento di stamattina ho avuto casualmente la fortuna di ascoltare tra il dormiveglia una interessantissima rubrica su National Geographic di SKY. E’ stata raccontata la storia di una grandissima campionessa di scacchi diventata grande maestro, Judit Polgar. Ungherese, a soli 15 anni le fu conferito il titolo che spetta solo ai grandi di questa disciplina. Il documentario spiega come il padre ebbe un’intuizione studiando la vita di Mozart che a soli 5 anni compose la sua prima opera. Geni si diventa insegnando fin dalla tenera età in modo scientifico qualsiasi tipo di disciplina o arte. Il figlio di Judit che ora ha 6 anni ha vinto i campionati mondiali studenteschi avvalorando ancora di + questa ipotesi. Le sorelle di Judit sono tutte delle grandissime campionesse e la cosa sconvolgente è stata l’aver visto lo studio neurologico della scansione del cervello di Judit durante un’esperimento in una clinica famosa di New York. Attraverso una macchina speciale hanno potuto vedere gli studiosi come Judit riuscisse a ricordare una partita di scacchi dell’infanzia con lo stesso tempo ( circa un secondo) con cui ricordava i visi di giocatori famosi interessando la stessa parte neuronale del cervello. Questo dimostra che in tenera età il padre non si sbagliava e che il suo metodo scientifico di insegnamento in parallelo ai banchi di scuola per questo tipo di gioco ha prodotto un talento naturale. Io che fino a qualke anno fa ho insegnato in una scuola la disciplina degli scacchi nelle due ore del sabato ho potuto constatare che i + volenterosi sono poi diventati i più forti giocatori provinciali e sono andati a fare le selezioni regionali. E’ importante l’insegnamento nell’adolescenza e produce sicuramente interessantissime escalation.

Cosa diversa insegnare ad un bue (sarei io adesso!) correre forte ormai adulto e privo di apprendimento emotivo adolescenziale. Non c’è nulla da fare, brocco ero, brocco sono! Se avessi avuto Gigliotti forse limavo 53 secondi, magari un minuto. Anche stamattina al 27esimo km rientro in casa e ho preso le mie belle parole da Giuly e Giorgio che han proseguito per i totali 35 km in programma. Ormai mi tocca accendere un cero alla Madonna ma il muro del 30esimo km a Firenze mi farà cadere nelle tenebre…

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