Nov 30

La Resilenza

Scritto da giulyrun in amenità, curiosità 4 Comments »

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La resilenza: il mondo dello sport che può essere utilizzato come metafora, ma anche come disciplina da cui mutuare metodologie ed esperienze, come fa Pietro Trabucchi in questo libro che sarà di aiuto a tutti coloro che vogliono vivere e non lasciarsi vivere.

Consigliato!!!

Nov 30

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Ieri sera ho acquistato questo libro e spero mi arrivi presto. Jacques Schlanger è professore di Filosofia presso l’Università ebraica di Gerusalemme. È autore di numerosi saggi inediti in Italia fra i quali spiccano Guide pour l’apprenti philosophe [Guida per l’apprendista filosofo], Sur la bonne vie (Sulla buona strada) e Un art, des idées (Un’arte, delle idee).

“Quando corro, penso, immagino. Lembi di pensieri, come nubi che fluttuano in cielo. A volte si addensano, formano grosse nubi, sussistono per un certo tempo; poi si sfilacciano, si dissolvono. Intessere pensieri a partire dai ricordi, amplificare i momenti fino a distillare dei pensieri. Dipanare momenti al di là della loro presenza, del loro contesto, meditandovi sopra a lungo, sovraesponendoli, sopra-valutandoli, in una sorta di stiramento che corrisponde anche ad una messa a fuoco a una cristallizzazione. Muovere da un momento vissuto e da questo comporre una meditazione per mezzo di rivelazioni, associazioni, amplificazioni. Ricondurre i miei pensieri a ciò che vivo, trasporre quello che vivo in ciò che penso: ritrovare l’io nell’egli, comprendere l’egli attraverso l’io.”

 

Nov 29

Finalmente ho provato l’ebrezza della corsa oggi pomeriggio dopo 4 gg di pausa. Il tempo di percorrere 650 metri e mi son fermato. Un dolore come non l’ho mai sentito mi ha quasi bloccato sul posto. Poi piano piano la fitta è passata e son rientrato a casa. Sono preoccupato e al tempo stesso rassegnato all’intervento al ginocchio. Avevo sperato in questi giorni consultandomi a livello teorico con caposala e infermieri ortopedici ma dopo il dolore di prima non posso far altro che procedere all’intervento. Farò le lastre radiologiche del ginocchio e andrò di conseguenza dal Dr. Benedetti la proxima week a fissare la data e spero entro l’anno! Nel frattempo mi è salito un appetito stratosferico e in queste due settimane senza macinare troppi km ho ripreso di rimbalzo 3,5 kg… oddio! Un’altra delle paure che mi attanaglia e che non lascia scampo. Sto divorando cibo come un drago e non riesco a trattanermi. Son proprio un frullo.

Nov 29

Scendendo da piazzale Michelangelo mi impongo un ritmo superiore ai 5′ ma spinto dalla marea inizio a pigiare. Non mi accorgo di andare a 4′30″ e mi lascio scivolare via. I primi km sono alla ricerca della sensazione e sono in aperto ascolto con le gambe e quella dx in particolare. Il ginocchio sembra a posto e mi lascio spingere. Passato il quinto capisco che l’andatura è troppo alta ma mi sento bene e vigile. Passo al 10 appena sotto i 45′ ma sentendomi bene proseguo nel ritmo e mi avvicino ai pacer delle 3.15. In una curva colui che avevo a fianco scivola sull’asfalto viscido e capisco quanto sia importante in questa corsa in particolare stare attento agli urtoni, i tocchetti, i pericolosi vialetti di restringimento. Penso a Fabiodelpià che + o - dovrebbe avere lo stesso ritmo. Chissà com’è, il viso, la voce, niente! Proseguo e verso il 15esimo riesco ad affiancarmi ai pacer e mi accodo al loro ritmo. Il gruppone è troppo numeroso e mi fa paura. Penso alla mia corsa, al ginocchio e al fatto ke non devo assolutamente fare movimenti bruschi e deleteri. Decido di sopravanzarli qualke metro e spingo. Mi avvicino alla mezza e mi sento giusto, tonico, passo intorno a 1.37 ma è sul viale dell’expo che un cretino con l’intenzione di evitare una buca mi taglia la strada. Rallentando di schianto per evitarlo faccio un movimento brusco e sento una leggera fitta dietro il ginocchio. Riprendo, mi innervosisco ma non mollo. Al ritorno sul viale al 22 cedo, mi fermo e non so per quale motivo. Davanti a me un signore mi dice: ” fatti dare vasellina al capezzoli lì avanti…” guardo e una striscia di sangue ormai fradicio misto a sudore cola fino ai pantaloncini… E’ finita! cammino per 500 metri, mi passano i palloncini delle 3.15 e riprendo a correre per arrivare al 25esimo vicino all’albergo ai 5 al km. E’ avvilente quando ti vedi avanzare, impossibilitato a reagire, infreddolito, affranto e inerme. Il tempo di sentirmi un “vai Lanfreeeeeee…” da Ivana e dritto in Hotel. Non ho nulla da guadagnare a finirla e penso al domani che non promette niente di buono. Il tempo di una doccia e via verso il traguardo a salutare gli amici. Sento male alle gambe mentre cammino ma non al ginocchio. Quando sopraggiungo al curvone del Lungarno della Zecca Vecchia a 1 km dall’arrivo stanno passando i runner delle 2.40. Alcuni sono tonici ma la maggior parte corre attorno ai 5 e sono sofferenti a dismisura. Non capisco, ero curioso di vederli, di assaporare la loro freschezza di corsa. Ho sempre pensato a coloro che corrono a 4 al km e mi sembrano dei jet, che spostano l’aria quando corrono, che volano ma niente di tutto questo. Sono stato attento alla loro postura a chi sono, come sono fatti. Alcuni sono giganti, altri danno l’impressione di essere assolutamente persone senza doti particolari eppure spingono rapporti impensabili. Vedo arrivare Mario Fattore e lo incito, lui rimane sorpreso ci sia qualkuno che lo riconosce. Passa il tempo e finalmente vedo sbucare il grande Emi prima dei palloncini… Sei un grande, lo vedo tonico, riesce a dirmi qualkosa e nel suo gruppetto sembra il + fresco, un grande, grande Emi! Sto attento ai passaggi ma Cristian non lo vedo e mi preoccupo, anche il Bornaghi, Mauro e Sandro e Marco di loro nessuna sagoma e inesorabilmente passano i pacer delle 3 ore anche loro affaticati, spenti. Finalmente dopo poco il Bornaghi, cupo in viso, incazzato ma sciolto e con andatura ampia, bello da vedere nonostante i 60 anni. Capisco che è successo qualkosa di veramente strano in questa corsa quando li vedo passare uno ad uno e dispiace un casino vedere la delusione e la fatica negli occhi di chi non ha centrato l’obiettivo per chissà quale ragione. Mi avvicono verso la piazza per raggiungere Barbara e incontro Alberto Fondriest che con un grande sorriso mi saluta felice. L’avv. Trevisani con il suo personale di 3.20 è stato uno dei pochi che si è migliorato e provo ad immaginare se non avesse il mal di schiena e si allenasse sui lunghi cosa può limare ancora. L’ultimo pensiero raggiunge Barbara che in quel dì è lì con noi nella sofferenza e l’adrenalina della gara la coinvolge e si sente anche lei partecipe di una Caporetto impensabile alla vigilia e nei suoi occhi splende l’anima gentile e serena.

Nov 28

Caporetto 2007. Solo il comandante si è salvato, naturalmente parlavo di Emy 2:56 mentre i sottoposti sono tutti gli altri Firenzuoli, me compreso.

 

Sono passati ormai tre giorni, i dolori alle spalle ed alle braccia sono passati, rimangono solo i dolori alle gambe – quando mi alzo dalla sedia impiego ancora 6/7 passi prima di riprendere il coordinamento naturale.

 

Che dire, speravo meglio, mi sono impegnato sia in allenamento (oltre 1000 km da Luglio) sia in gara. Il raffreddore che mi ha tormentato dal lunedì precedente unitamente, forse, all’alto tasso di umidità hanno fatto il resto - forse anche una partenza troppo baldanzosa (questa l’avevo messa in preventivo un rischio che pensavo di aver calcolato). Desiderio e speranza: 3:24 / 3:25 Al decimo ero in linea 47:03 ma le sensazioni non erano buone. Dal 10 alla mezza la sofferenza non se n’è andata, la fluidità di corsa e la concentrazione stavano andando a farsi benedire. Mezza 1:41:48 in ritardo – ma ormai avevo capito che non avevo nessun tipo di speranza. Cercavo di correre sotto i 5 ma con scarsi risultati e inoltre mi girava la testa ed ho avuto più volte paura di cadere (il raffreddore si faceva sentire). Al 28 incontro mia moglie, mi fermo e gli faccio presente la situazione, mi consiglia di fermarmi ma dico che ormai mancano solo 14 km e riprendo. Al 30° sono ancora sotto 5 al km, ma sono alla frutta, bevo , Enervitene, bevo ma niente da fare. Vedo Geppetto che mi chiama “Pinocchio dove corri?” le gambe sono un unico pezzo di legno senza articolazione. Mi trascino alle Cascine a 6 al km. Dal 33 al 37 all’interno del parco è una agonia, non solo mia ma anche di tutti quelli che sono attorno o vicini a me. L’uscita dalle Cascine con leggera salitella sconnessa è una vera legnata sulle gambe – non mollo -. 38, 39, 40 ad oltre 6 al km, 41 e 42 inizia anche a piovere ma ormai non sento più niente sono ormai venti km che ho la faccia cotta e le braccia 500 metri avanti e non riesco a raggiungerle.3:44:23 mah. La prossima volta – come consiglia Emy – a colazione caffè d’orzo – vero Lanfree? Almeno ricominciamo dalla colazione. Esperienza che manca ed umiltà!!

Nov 27

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Durante la colazione abbiamo capito perchè Emi avrebbe corso sotto le 3 ore. Lui beve il caffè d’orzo in tazza grande, noi altri thè annacquato… Abbiamo potuto ammirare prima di incamminarci la sua tuta bianca in tywek (indossata anche da Cristian). Sembravano due marziani in mezzo agli zombi. Verso Piazzale Michelangelo seguendo la scalinata abbiamo ammirato qualke pazzoide dipinto da mucca e verso la cima mentre l’affollamento riempiva i vialetti saliva il desiderio di correre. Girovagando nell’attesa cercavo qualke viso amico visto che avevo già perso tutti i rigolettiani fermandomi a ridosso di una siepe. Fausto Dusi assieme a qualkun altro della Valdanpone di Bovolone saluto con abbraccio. Quest’anno la prova estrema del Passatore non l’ha fermato e mentre gli racconto della sventura al ginocchio mi stordisce facendomi vedere il suo che da ormai 10 anni soffre della stessa frattura ormai rimediata e sistema da sola!!! Lavora in sala operatoria a Isola e la sua competenza in materia visto che si trattava del suo ginocchio mi ha lasciato disarmato e dubbioso sul da farsi - dipende dall’entità della frattura, del livello di dolore, della disponibilità eventuale di fermarsi per una stagione etc… Inoltre mi presenta un suo amico 55enne che nonostante il menisco rotto nel corpo corno superiore corre da due anni sotto abbondantemente le 3.30! Caspiterinaaaaaa… mi si accende la lampadina. Il tempo di salutarlo, un sorso di thè e raggiungo le gabbie. Facinorosi si accalcano dove non dovrebbero e il gruppo delle 3 ore finisce fuori dalle transenne. Spintoni, urla, gomitate decido di uscire e mancando ancora una decina di minuti vedo i top runners riscaldarsi. Di Cecco da vicino fa paura. Gambe muscolose, fisico asciutto, mandibola alla Cipollini con qualke dubbioso marchio di fabbrica. Caimmi mi passa accanto simulando la partenza. Mentre osservo al di qua delle transenne sento degli sguardi attorno. “Sei Lanfree?” Yes… “sono Ivana de La Bacheca di Villa Torlonia, ti ho riconosciuto dalle foto sul sito” mi fanno molto piacere questi incontri sul campo e coronano lo sforzo sul blog di divulgare questo sport amatoriale e di condividere con altri anche se dissipati lungo lo stivale emozioni, sentimenti e fatiche. Dopo il minuto di raccoglimento lo sparo, lascio transitare i primi 500 e poi mi infilo lungo il fiume che scorre giù per la discesa…

Nov 27

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Siam partiti da casa sabato mattina e in perfetto orario considerando la puntualità di Emi. Ci siamo accodati in autostrada. Emi con Giuly e famiglie, Cristian e famiglia, io e Babi. Il viaggio è stato tranquillo senza code di traffico e con pit stop in attesa di Mauro e Angie a Pian Del Voglio, nell’autogrill. Una telefonata kilometrica ha attanagliato tra le brioches Emi ad Arti per chissà quali strategie. Giuly come al solito gironzolava in attesa di qualke scherzo. Cristian con la barba a ricordare il post della scansione della mano, le donne a raccontarsela. Io tranquillo gironzolavo tra gli anonimi. Ripartiti arriviamo a Firenze sud verso le 11 senza affatuicarsi + di tanto. Prima tappa all’Expo a ritirare i pettorali. Il caldo negli stand si è fatto sentire, l’umore discreto ha permesso ai + di annidarsi tra gli amici delle corse in attesa di qualke novità. Babi si è provata un pantacollant allo stand della Km Sport e salutato Stefano Stanzial alla fine le ho comprate io assieme a 3 calze da running invernali in sconto. Il tempo di salutare Sonia Scandola, Emi mi presenta a Stefanio Ballardini il race director della Lake Garda Marathon. Dopo i convenevoli e 4 chiacchiere sul successo della prima edizione con la insperata chiusura al traffico di un bel tratto della gardesana e i 2800 iscritti ci accordiamo sulle riprese del prossimo anno. Tempi, mezzi e bisogni… Gironzolando qua e là arrivo al palco delle presentazioni ufficiali dei top runner. Ho registrato un breve filmato con il telefonino che vi mostrerò fra qualke gg a parte i keniani c’erano Caimmi, Curzi e Di Cecco con la Caporale a contorno e Bragagna ai piedi con le scarpe. Fulvio Massini a far da valletto senza microfono stavolta è stato zittito dallo speaker. Sotto l’acqua ci siam recati all’albergo. Discreto, sul Lungarno a 500 metri la zona della partenza e arrivo. Le due proprietarie che han appena venduto spero non ai cinesi erano di bell’aspetto e il classico pancino scoperto faceva riaffiorare tratti di mutandine rosse sul retro niente male. Guardare, tacere e senza farsi vedere dagli occhi di chi sappiamo… Emi, il nostro mentore, organizzatore del tutto aveva pensato ad ogni minimo particolare. Il pranzo a 200 metri in un ristorantino ai piedi dell’Arno molto gustoso e poco caro. Ci siamo decisamente abbuffati facendo il pieno di carboidrati e dolci. Il pomeriggio per le vie del centro dove Emi ci ha fatto da Cicerone: passeremo di qua al 22esimo e 250 metri di là vedi in fondo ci sarà una curva a 48° in leggera pendenza a scendere e lì devi star attento all’imbottigliamento e se saranno in 375 spettatori sulla curva stai attento agli sgambetti quindi stai nel centro ma non troppo a ridosso di chi ti precede… e sbagliando gli orari non ho potuto se non altro sentire la voce di Fabio Giulietti (fabiodelpià di Pantharun). Mi è dispiaciuto non poterlo conoscere ma ci saranno altre occasioni. Mi son incontrato con gli atleti della Treviglio e di Marco ho saputo carpire i segreti di come gestisce la corsa in famiglia senza diventare assillante e maniacale. Barbara di me non assorbe la completa esagerazione del coinvolgimento con l’argomento corsa. A volte durante la cena lascio la tavola per venire a vedere se qualkuno sul sito ha lasciato un commento o i referer di chissà quali ragioni piombano tra le righe. A volte la curiosità prevale e devo darmi una calmata in questo senso. Siamo scesi a patti per trovare l’equilibrio + consono. La cena l’abbiamo consumata nello stesso rituale, qualke parola sulle strategie da adottare, lo sguardo al meteo e dritti sotto le coperte senza batter ciglio in attesa della sveglia delle 6,30. A dir la verità mi son svegliato alle 5 e ho incominciato a girarmi nel letto. A sentirmi il ginocchio nel cercare di vivere la corsa anzitempo. Della gara della scorsa stagione non ricordo nulla così come quella di quest’anno!

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