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Due immagini molto diverse scattate in due momenti molto diversi: 3 giugno a Cortina e 23 settembre a Malavicina. Tra le due foto ci sono 10 kg di differenza (e sofferenza!), circa il 15 %!

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scritto da: lanfree

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Leggo con “sconcerto” la provocazione del Lanfree relativa alla Spartathlon ed ai suoi 371 concorrenti. Non sono d’accordo sull’idea di organizzare una delegazione di “lancio pomodori”.
I pareri sugli ultramaratoneti sono spessi contrastanti. Albanesi considera questi atleti non competitivi su distanze canoniche e quindi passano all’ultra per protagonismo e visibilità. Speciali scrive il libro “L’Ultramaratoneta” dedicato all’approccio, sia fisico che mentale, a questa disciplina. Leggiamo poi con molto interesse, e ne restiamo affascinati, dell’esperienza di Fabio Marri all’Ultra Trail del Monte Bianco e anche il libro di Dean Karnazes “UltramarathonMan”. Sicuramente l’ultra è uno sport diverso, un altro sport – ma comunque sempre sport – una disciplina diversa dal podismo tradizionale ma da esso ne trae fondamento. Esistono anche nel ciclismo analoghe corse, la Paris-Brest-Paris 1200 km non stop (appena conclusa da Claudio Magri e suo cognato) e la famosa Race Across America (Coast to coast statunitense) sempre affollate e con liste di prenotazioni. Qualcosa vorrà dire.
Dire che l’ultramaratoneta corre per se stesso , per proprio piacere personale mi sembra un po’ troppo riduttivo. Lo fanno sicuramente per piacere, ma anche per affrontare una sfida diversa che permette di apprezzare e conoscere se stessi. In una corsa di lunghissima durata tutti sono consapevoli che prima o poi avranno una o più crisi, dovranno affrontarle e nel limite del possibile superarle. Così come nella vita dovremo certamente incontrare delle difficoltà, tanto più è dura e tanto più dure saranno le difficoltà, e dovremo imparare a conviverci ed ad affrontarle al meglio per superarle. Analogie con il quotidiano? Forse.
Parliamo poi di numeri importanti, 1200 concorrenti al Passatore, 371 alla Startathlon, 2200 alla UT del Monte Bianco, alle centinaia della varie maratone nel deserto oltre a quelli delle 24ore e della NoveColli Running. Ognuno avrà motivazioni personali diverse, e ci mancherebbe altro, che vanno aldilà delle nostre considerazioni, pagano le iscrizioni, fanno trasferte estenuanti, saltano magari le ferie, sono motivati, fanno allenamenti estenuanti ed impensabili e lo fanno per passione pura. Sono fonte di discussione ed anche di ammirazione, poi se ci limitiamo a guardare che corrono anche a 7 al km, camminano per 20 km, forse non vogliamo comprenderli. Ore ed ore a correre o a camminare per un sogno che magari accarezzano da anni.
Oltre alle prestazioni cronometriche c’è dell’altro. Nella maggior parte di questa gare i luoghi sono affascinanti. Correre di notte, vedere il tramonto e l’alba, aver sempre vicino il Monte Bianco, distese di sabbia a non finire, salite interminabili, la neve ed il caldo soffocante, vedere nella notte le lucciole (non quelle con le minigonne) che ti seguono, e per finire il rapporto, per quel poco che ho potuto vedere e sentire, tra i vari concorrenti e sempre amichevole e familiare senza esasperazioni e tutti pronti a confortarsi a vicenda. Ciò che si vede e si sente rimane nella nostra mente e nessuna fatica potrà cancellarle.
Provocazione:
· E’ più facile imitare Gebrselassie che corre in Maratona in 2:04:26 o correre la Spartathlon di Scott Jurek in meno di 24 ore?
· La visibilità è maggiore per Gebre o per Jurek?
· Le soddisfazioni sono le stesse?
· Cosa hanno visto durante la corsa?

 

Buone riflessioni a tutti.
L’inizio della saggezza è di denominare le cose dai loro giusti nomi.
Proverbio cinese

scritto da: giulyrun