Mar 23

Altrochè pretattica… qui si piange per davvero!

Sono avvilito, svuotato e perso. Ieri mi han diagnosticato l’infiammazione del tendine rotuleo della gamba sx. Ho provato oggi dopo il riposo assoluto da sabato scorso a corricchiare: uno scricchiolio dietro l’altro come se scroccassero le ossa. Fa più rumore del Garmin all’allarme del passaggio al kilometro. Mi faceva così male che dopo 400 metri son rientrato spento e abbattuto. Ho telefonato a Emi, il quale come sempre gentilemnte mi ha preso appuntamento dal fisioterapista Brindani alle 19.
Non voglio mollare e mi piacerebbe se ci fosse un lumicino di possibilità con un tutore o quant’altro di provare a correre la mia maratona.
Sì è la mia maratona e nessuno me la può togliere!!!! Capito!!!! :o(

Mar 23

Il mio compagno di viaggio di Parigi mi ha scritto un bel racconto che mi permetto a suo nome di pubblicare:

E mail … New York

Questa è una delle tantissime storie che ognuno di noi podisti potrebbe raccontare e quindi non ha nessuna velleità di concorrere per il premio Pullitzer… E’ la promessa fatta ad un amico podista (Lanfree detto Franco) durante un lungo in quel di Mantova, in una stupenda mattinata di un sabato di Marzo. Concedetemi però prima una premessa che serve a presentarmi.

Ho iniziato a diventare podista nell’ottobre del 2004, raccogliendo la sfida di una mia collega che mi invitava alla maratonina di Verona. La distanza più lunga che all’epoca avevo corso a piedi erano 7 km che alternavo nel periodo estivo con la piscina al periodo invernale della palestra. Dunque, iniziavo ad aumentare progressivamente le distanze senza alcuna tabella (non avevo la più pallida idea di che cosa fossero e a cosa servissero): era settembre 2004. Finivo la mia prima maratonina in 2 ore e 3 minuti. Passò l’inverno e con la primavera cominciai a sentire il richiamo della corsa, così come per Jack London quello della foresta. Da allora ho iniziato con gli allenamenti prima due e poi tre settimanali, ho partecipato a tapasciate domenicali con amici, mezze maratone varie e ben tre maratone: Milano 2005 (ricordata anche come “il ritiro dalla Russia dei Nostri Alpini”), Londra 2006 e New York 2006.-

Della prima ho tenuto solo il ricordo del freddo che ti penetrava nella ossa e il sorriso da sventurato nella foto al passaggio dell’ultimo km. Il crono? Bè se proprio insistete 4 ore e 20 minuti. Mi ero ripromesso che non l’avrei più fatta una gara del genere ed invece mi sono ritrovato ad inizio febbraio a preparare, con l’aiuto di un mio amico più esperto, la maratona di Londra. E da lì sono iniziate le discussioni con la mia compagna: non ci sono più i sabati e le domeniche per Noi due, i pomeriggi solo allenamenti e così via… Bè, mi direte, a chi fra noi podisti non è mai capitato tutto ciò?!? Volevo scendere sotto le 4 ore e udite udite il mio crono era 4 ore e 17 secondi. Mi hanno preso in giro per tutto il soggiorno a Londra i miei amici, la mia dolce metà e poi anche a Verona. E io cos’ho fatto quindi? Bene adesso preparerò New York e vedremo poi chi ride ancora.

Passava l’estate ed iniziavo gli allenamenti per New York: tapasciate domenicali, ripetute, medi, fartlek, lunghi e lunghissimi. -

Il giorno precedente la maratona decidiamo io ed il mio amico nonché avvocato Marco, con le nostre compagne, dove ci saremmo almeno potuti incrociare con lo sguardo il giorno seguente durante la corsa. Ebbene al punto previsto, cioè dopo la discesa dell’ultimo ponte prima di imboccare la first avenau (circa il 34° km), di loro neanche l’ombra. Ai lati della strada una folla urlante ti incitava ad andare avanti, a non mollare, ma il viso suo di Lei non lo vedevo. Le gambe cominciavano ad essere dure, anche perché nella foga della corsa mi ero accodato al pace maker delle 3 e 30 ed ora iniziavo a pagare dazio, ma la delusione di non averLa vista mi aveva quasi risucchiato le ultime energie. Riuscivo ad entrare in Central Park, trascinato dall’inerzia degli altri podisti, e la visione di quegli ultimi sali scendi mi stroncava definitivamente. Percorrevo la discesa di quegli stupendi viali alberati che ti portano alla penultima curva a gomito prima della salita che ti congiunge a Columbus Circe. E succede quello che non mi sarei mai aspettato… Riesco, seppur in quel frastuono - perché quello è (chi c’è stato lo sa bene) – a sentire il mio nome gridato più volte. Cerco con lo sguardo di fronte a me, il pubblico dietro le transenne e… la vedo!!! Non ci potevo credere.. era il mio Amore che mi chiamava, che mi voleva salutare e dirmi che era lì ad aspettarmi su quella penultima curva. E’ difficile descrivere a parole quello che ho sentito dentro in quell’istante… Con la mano mi è venuto spontaneo mandarle un bacio a tutto braccio, anche se sarei volentieri andato ad abbracciarla tanto ero felice nel vederla. A Londra non riuscimmo a vederci ed entrambi ci rimanemmo male, ma stavolta c’eravamo riusciti!!! Ebbene io di quell’ultimo km e mezzo che mancava all’arrivo non ricordo tutt’ora la fatica, il dolore, la stanchezza, nulla. Anche il crono non era più importante, perché ero felice del fatto che per un’attimo anche lei era partecipe e potevo così condividere, in quei secondi, tutto ciò che stavo provando nel bene e nel male.-

La felicità, la gioia, la semplice soddisfazione di essere riusciti a vederci mi avevano ridato quell’energie che mi hanno permesso di correre accelerando verso l’arrivo. Solo questo ricordo di quell’ultimo km e mezzo…Non dimenticherò mai ciò che ho sentito dentro in quegli istanti e cosa mi hanno dato in termini di forza fisica e di freschezza mentale.-

Ora capisco chi mi diceva che la maratona non è solo gambe, ma anche cuore e soprattutto testa tanta testa.

Ora termino altrimenti vi annoio, sperando di non averlo già fatto altrimenti non leggerete quest’ultime righe. Voglio ancora ringraziare Alessandra – così il mio Amore si chiama – perché era li ad aspettarmi e per quella emozione fortissima che mi ha regalato. Grazie Ale.-

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