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feb 20
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Dopo 3 settimane di carico con allenamenti domenicali rispettivamente di 28 km progressivi (14 a 4′40” 7km a 4′30” e 7km a 4′20”), di 32 km (a 4′42”) e di 30+2 km alla tergat (30km a 4′35” e 2km a 3′56”) mi godo lo scarico.
Lo scarico però è sempre meno godurioso di come te lo immagini. Pensi: “mi faccio questi 12 km di progressivo, cosa vuoi che siano” ed invece sei lì a soffrire a sbuffare ed a stringere i denti anche nelle parti di fondo lento.
Le tabelle dopo un po’ le patisco. Le rispetto quasi sempre in maniera rigorosa e se apporto qualche modifica è solo perchè mi rendo conto che non sarei in grado di sostenere quell’allenamento nel modo descritto nel programma.
Comunque mi faccio forza, Treviso non è poi così lontana e si tratta di soffrire veramente solo per due settimane ancora (altri due lunghi) e poi c’è lo scarico, quello vero, in cui corri ad acchiappare farfalle e, mentre corri, sogni già il traguardo.
Ciao
Alerunner a Perdifiato
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feb 19
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Ieri ho recuperato discretamente la batosta di sabato. oggi ho portato a fare il tagliando la Mazda e ho colto l’occasione di farmi una sgambata verso casa e nel tardo pomeriggio a riprenderla. Ho corso per alcuni tratti lungo la statale. Molto pericoloso! Anzi pericolosissimo. Vi prego non imitatemi… gli spostamenti d’aria dei bilici, la banchina sconnessa e per alcuni tratti anche rotta ha reso la corsa una sciocchezza assurda.
Comunque all’andata 10,5 km a 4,23 e il ritorno verso sera a 4,41!
Vi giuro che non si ripeterà mai più!!?!
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feb 17
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feb 17
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Succedono strane cose nella vita!
Leggendo le considerazioni del Dr. Alessandro Fochi sull’intervista all’Ing. Roberto Albanesi e le conseguenti risposte coinvolgendo pure l’Avv. Colella su NPC mi fermo e osservo ciò che mi è successo nel mio piccolo tra giovedì-venerdì e stamane prestissimo:
1- (giovedì)
nel pomeriggio al CONI con l’Avv. Marco Trevisani e un suo collega (come al solito vede l’allenamento una gara). Dopo aver corso il test dei 7 minuti circa 1850 metri sono iniziate le ripetute da 1000 correndo affiancati. Come due cretini a marcarci a vista, poi lui ha accelerato, mi son detto”fai il furbo!”. L’ho sorpassato dopo 400 metri e lui non contento mi risorpassa gridandomi “Mona!”. Risultato: due scemi e una capanna, allenamento insignificante da le giovani marmotte. Marco, passato da calciatore medio, agonista puro, prendiperilculista esperto! Ha bisogno di carne da macello da mangiarsi lungo i suoi percorsi. THE LAST WALTZ…
2- (venerdì)
Riposo assoluto! Anzi nel tardo pomeriggio mi sentivo così dormiente che come un frullo mi son messo a letto e son partito tra i caroselli dei cuscini. Ho dormito sentendo qua e là i telefoni squillare, sms, squilli, frullate, trilli del messenger ma poi verso le 21 ho risposto a Barbara preoccupata. Le rispondo: ” …bisogna ascoltare il proprio corpo: quando dice che ha sonno, bisogna dormire, quando ha sete, bisogna bere e quando scappa la cacca, bisogna…..” non mi accorgo dopo queste elucubrazioni notturne che stavo parlando ormai da solo in quanto aveva già riattaccato da un pò. Mi sveglio bene, richiamo e rimetto tutto a posto.
3- (sabato)
Sono le 4 sono sveglissimo e fra qualke ora parte il lunghissimo in compagnia di Luca e Alessandro e se alle 10,15 ho sonno che faccio vado a dormire? naaaaaaaaa… non ci siamo!
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feb 14
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L’emozione di un evento sportivo che culmina con un’impresa non ha confini! Oggi ma non solo oggi, domani non solo domani…
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feb 14
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feb 13
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Quando ti prende la voglia di correre è difficile pensare ad altro.
Questa mattina avrei dovuto fare un fondo lento da 20 km, ma una nottata passata pressocchè in bianco mi ha caldamente sconsigliato dal lasciare il letto alle 6.15, proprio nel momento in cui avevo ripreso sonno.
Così adesso mi ritrovo un po’ immalinconito seduto alla mia scrivania con mille cose da fare e nessuna voglia di iniziarle. In compenso guardo il cielo azzurro ed un bel sole come a volte si riesce a vedere anche a milano e penso a quanto sarebbe bello andare a correre in una giornata come questa.
Penso ai tanti circuiti, milanesi e non, dei miei ultimi anni da corrridore del pianeta. Tracciati che in un’unica corsa sogno di percorrere fino a creare il circuito perfetto, quello che non ti stufa mai, quello che ti riempie il cuore senza distrarti, quello che si fonde con la corsa fino ad essere parte di essa.
Così sogno. Mi tolgo la cravatta, la camicia, infilo le mie mizuno, la maglia i pantaloncini ed inizio a correre. Esco in via vittor pisani, nell’unico scorcio da newyork de “noantri” di milano, sfrecciando e sfiorando professionisti con borse the bridge (maschi) e professionisti con vere false luis vuitton (donne), tutti che non fanno in tempo a spaventarsi perchè sono già avanti, veloce, avanti al parco forlanini in una di quelle giornate autunnali in cui anche il marrone è un bel colore, e avanti all’idroscalo a guardare dal lato corto opposto alle tribune quelle montagne che in certi giorni di primavera sono così nitide all’orizzonte che ti pare di poterle raggiungere con la mano, e avanti sino ad Arezzo su in alto nella piazza della giostra respirando l’odore delle panetterie appena aperte che dà il buongiorno a me che corro ed a chi, nel primissimo mattino, si avvia al lavoro, e avanti a padova costeggiando i canali ed il vecchio osservatorio astronomico che scruta un cielo ormai troppo luminoso per mostrare qualcosa, e avanti ancora a lecce, la mia città , al campo scuola del coni per sentire parlare il mio dialetto e constatare che tutti i podisti un po’ si somigliano anche se vivono mille km più in basso, e poi avanti verso il mare nell’oasi naturale delle cesine dove il frinire delle cicale in estate è così forte che non riesci a sentire i passi sul terreno e l’aria è colma dell’odore dello iodio del mare e della macchia mediterranea della pineta, e poi avanti sino ad otranto per correre sopra i bastioni con il mare davanti cento metri più in basso, e poi giù in picchiata sino a tricase dove c’è la quercia più vecchià d’europa – era lì già da duecento anni quando i turchi nel 1400 passarono di lì per uccidere 800 martiri che non vollero saperne di rinnegare la propria fede – e sotto il suo ombrello di foglie finalmente riposarsi.
Purtroppo sono ancora in camicia e la cravatta è ben stretta al collo. Ho sognato, ogni tanto fa bene. Adesso torno a lavorare. Per correre aspetterò domani.
Ale runner perdifiato.









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