Mi sono alzato presto stamattina e ho avuto modo di raccogliere alcuni momenti, di riviverli, di riassaporarli nella quiete della notte fonda.
Firenze, Maratona, obbiettivo scendere sotto le 3 ore e 30.
Arriviamo grazie al navigatore all’Expo per ritirare il pacco gara. Viaggio tranquillo, ad ascoltare Roberto sulle sue previsioni. Sono Sereno e tranquillo. Mentre saluto Pizzolato vedo il libro di Speciani e Trabucchi. Lo apro un attimo, leggo l’indice, lo compro! Giretto tra gli stands… non mi rendo conto ma l’aver acquistato quel libro è stato determinante poi per la prestazione. Ritirato il pacco ci dirigiamo in albergo. Il mio pensiero è leggere le pagine dedicate alla meditazione e alla corsa zen. Sono così immerso nella smania di leggerlo che dimentico il telefonino sopra il tetto della MAZDA. Corro giù riprendo il cell ritorno, mi spoglio e mentre aspetto che Roberto faccia la doccia mi metto a leggere. Sono così preso che perdo le chiavi della macchina in camera e ci daranno da pensare per l’intera serata. Per fortuna al rientro dalla cena Roberto mettendo soqquadro la stanza le trova infilate sotto il letto! Mi guarda, gli dico:”sei stato proprio bravo a nasconderle :-))” sguardo tagliente, mi manda a quel paese ovviamente! respiro di sollievo ma torniamo un attimo indietro. La lettura del libro mi ha focalizzato un capitolo: CORRERE ZEN: I SAGGI GIA’ LO SAPEVANO.
Incuriosito già dal suo articolo sul sito riguardante il muro del 35° km, ciò che scrive mi ha preso visceralmente… ho bevuto le tre paginette del saggio e ne ho fatto tesoro applicandolo durante la gara.
Nonostante Roberto si sia svegliato alle tre ad ammazzare 4 zanzare ormai piene del nostro sangue e accendendo la luce, imprecando come se fosse pieno giorno, sono riuscito candidamente a mandarlo dar via il c..o ma non ad innervosirmi. Mi son detto stai calmo, rilassati. Ci siamo RIsvegliati alle 6. Colazione e poi via! C’erano altri maratoneti in albergo e due di questi disperati cercavano le spille per il pettorale che mancavano nella loro busta. Ho avuto nonostante fosse tardi quasi le 7 la tranquillità di dire “le ho in valigia, 8 in più per le evenienze, te le dò!” nonostante l’avessi già chiusa e fossi pronto per partire. Roberto puntava i piedi! Secondo me il tipo voleva baciarmi ma non gli ho dato il tempo. Siamo andati zona gara, breve riscaldamento e poi ho salutato Roberto. Stretta di mano e in bocca al lupo reciproco. Concentratissimo ma sereno, ascoltavo gli altri, guardavo fuori dal finestrino altre persone mentre l’autobus ci portava in piazzale Michelangelo. Breve Stretching come dice Pizzolato che non fa bene prima della corsa. Ho atteso lo starter nelle gabbie per 45 minuti assieme via a via agli altri maratoneti. Calmo, sereno. Poi mi son piegato ad uovo alla Valentino Rossi. Dopo lo sparo son partito con passo agile. In discesa non ho forzato sapevo che i talloni mi avrebbero fatto male i primi due kilometri e così è stato. Dal terzo ho preso il ritmo e ho pensato al libro. Ho iniziato ad ascoltare il mio respiro, all’aria che entrava nei polmoni, ad ossibìgenare di conseguenza il cuore, a sentir girare le mie gambe, le articolazioni, la braccia, a guardare tra le foglie l’elicottero. A fissare per 3 secondi la gente per strada. Ho corso la prima parte metabolizzando i singoli movimenti, pensando all’appoggio, sentendomi trascinato dal corpo in avanti come se stessi seduto sull’automobile. La mente fredda, glaciale a fissare le cose. Guardavo il mio orologio del cardio, i battiti erano sui 123 di media e mi dicevo “ma allora la corsa zen funziona”. Passando la mezza in 1.39 facevo un confronto con Arco, là i battiti erano stati 154 di media al minuto. Mi sentivo agile, mi sentivo bene, vitale, prestante. Al 25 km sul cavalcavia qualke sentore di appesentimento ma ho tenuto, sempre a pensare alle scorte di glicogeno che potevo avere. Le kcal segnavano al 30° 1650. Pensavo a Padova che consumai 4300 kcal durante la gara agonizzante. Tranquillo lungo i parchi fino al 36°circa a ritmo leggermente calante ma ragionando sui tempi per scendere sotto le 3.30. Dà lì fino al 39° ho sofferto e ho temuto di non finire, ho camminato per qualke tratto ma per riprendere un pò di energie. Poi d’un tratto mi son sentito da dietro incalzare da quelli dei palloncini azzurri. Arrivavano come dei treni raccogliendo i cadaveri per strada. Erano i pacers(le lepri) delle 3.30, mi son sentito travolto, schiacciato, umiliato. Gli ero scivolato via al 5° e li ho tenuti lontani anche di 6 minuti dietro. Mi han ripreso, è finita!
In due secondi ho pensato a tutto. Ho ripreso a correre, a non sentirmi, a non ascoltar le gambe tanto erano dure come legni eppure mi stavano spingendo a 3′55″ al km, zigzagando ho superato un casino di maratoneti a velocità doppia, ho pensato a Forrest alla sua mamma: ” Corri Forrest, corri, corri, corri, corri, corri…..”
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