gen 22


Mi sento questa sera di esternare alcune impressioni dopo che, ringraziando Sky, ho potuto rivivere le emozioni del penultimo concerto all’Isola di Wight (31 agosto 1970) del grande fratello Jimi, 18 giorni prima di morire. Tra il sonno e la veglia dopo un giorno duro di lavoro mi si sono intrecciati i pensieri tra uno zapping e l’altro col telecomando. Tra “porta a porta” con la puntata dedicata interamente al pre-Sanremo mixando con l’esibizione di Jimi ne è uscito un cocktail agro-dolce che sa di naftalina. Cosa mi sono perso in questi anni. Ho avuto dei flash da psichedelia pura. L’esorcismo del Jimi sulla sua controversia guitar a far da contrapposizione a Pupo e a Toto Cutugno. Un aggrovigliarsi di pensieri fino a che non mi sono svegliato del tutto e ho gustato i rimanenti 32 minuti di concerto senza passare di canale. Nell’era del digitale vedere Jimi distorgere le note amplificate a manetta, mescolare in un intarsio rocambolesco il rock, il soul, il blues mi ha lasciato esterefatto come non mai. Sono rimasto incantato come se fosse un concerto registrato l’altro ieri e non 40 anni fa. Se penso a tutti questi anni dopo aver divorato dischi di vinile alla fine degli anni 70 sviscerando tutto ciò che potevo sapere e immaginare di Hendrix. Leggendo la sua biografia da più punti di vista mi son lasciato scivolare alla ricerca maniacale di chi fosse il + grande chitarrista elettrico fino ai giorni nostri. Rivivendo questo reperto storico per la prima volta in versione integrale son rimasto in trance, stregato dalla sua magia. Altre volte ho visto e sentito Hendrix ma questa sera nuove emozioni ha suscitato qualke passaggio di lento blues, con note spaziali, comunicative, evocative, immense. Non so perchè si innesca questo strano magnetismo tra me e lui, è così! Un personaggio al di fuori del gregge, unico nel suo genere, inimitabile. Ad un certo punto verso la fine mi ripetevo dentro ” suona fratello suona”… mi sono scese alcune goccioline giù per il viso e sono rimasto impietrito. Ed è subito sera… nostalgia allo stato puro.

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gen 19


Ieri sera ho scaricato le foto, ringraziando Podisti (Antonio Rossi) per il loro puntuale servizio.
Guardandomi d’impulso mi ha fatto sorridere. Stamattina però non so se ridere o piangere. Mentre scrivo palpo l’addome e lo vedo bello pieno. Ora mi sorge una domanda: come faccio a scioglierlo? La risposta c’è ma non ho voglia di soffermarmi su questo.
Penso ai conoscenti incrociati a Monteforte. A Marco Boffo, a Monica Carlin, ai Dusi, a Pepe, a Fatdaddy, a Leo, ad Alberto Porta, a Scevaroli, a Reami, a Stanzial ed Emanuele, a Fabio Rossi, a Dallavia.
Ho potuto scambiare qualke impressione con Marco Olmo, memore di quanto dettomi in passato da Emy. L’uomo – il Marco intendo – si sta civilizzando credo. L’ho visto tutto preso a promuovere il suo libro e il DVD. Quando lo osservavo mentre parlava alla gente non riuscivo a capacitarmi sulle sensazioni che prova un ultramaratoneta a scalare 9000 metri di dislivello x 166 km in meno di 24 ore e a vincere per ben due volte consecutive in barba ai francesi e ad una concorrenza spietata. Longilineo, filiforme alla keniana, anche se come lui lo sono tanti ma allora chissà cosa deve esserci dentro nella testa di quest’uomo. Forse niente di cui possa immaginare, forse la semplicità del suo background, forse l’essere schivo alle apparenze, lontano da tutto e da tutti. Non ho potuto parlargli come mi piacerebbe non ero in vena e nemmeno non c’erano nè le premesse e nè le condizioni. Capiterà un giorno. Qualkuno mi ha sbeffeggiato via sms guardando la classifica e chiedendosi se ho fatto da servizio scopa, lui forse non ha visto le foto. Ho camminato alternando alla corsa lungo il percorso soprattutto in salita ma vi posso assicurare che ho sputato l’anima. Non avevo punti di riferimento, pensavo di terminare la benzina all’inizio della salita dopo soli 5 km. La spinta nelllo stringere i denti comunque me lo ha data il tipo che correva scalzo. Ha fatto da elastico fino al curvone della salita e poi non l’ho + visto. Ora che ci penso continuavo a ripetermi, cosa vuoi che sia soffrire questa zavorra di peso sulle povere ginocchia nei confronti di ciò che patiscono i suoi piedi. E pensare che ero forse uno dei pochi a maniche corte e senza guanti nel patire l’aria gelida a 2 gradi penetrare fra le dita ma lui a piedi scalzi e neri che stava attento a dove appoggiarli come l’ha vissuta? In realtà cosa siamo? Pazzi? incoscienti? esibizionisti? Quali sono le regole che ci spingono in simili avventure? Quali sono le ragioni che spingono il tipo a far meno delle scarpe quando mi son preso dell’incosciente ad usare le A1 in determinare gare?

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gen 17

1h59′10″ real time.
risultato_montefortiana

Giornata strana, un’attesa psicolabile in considerazone del nulla fatto finora. Un’unica uscita di corsa il 4 gennaio e poi neanche un metro di corsa. Sono un masochista nel presentarmi comunque a Monteforte ma ormai è fatta. Ho di quelle fitte alle gambe devastanti. Ho camminato per lunghi tragitti e mi sono pateticamente trascinato all’arrivo. L’incognita era inevitabile ma quando ho gridato ai microfoni di Fabio Rossi “98,7 kg!” appena dopo l’arrivo incredulo nel vedermi lì è stata come una liberazione. Ora lui si aspetta che salga oltre i 100 per vincere qualke challange ma non ci penso proprio. Ho toccato il fondo e la testa devi indurmi a correre sennò il danno è inesorabile. Mangio di tutto e finchè son sazio, cioccolata, porcherie, schifezze ma quando parlo con gli amici dico che è solo un periodo transitorio in attesa di fare sul serio e rimettermi a correre per riprendere la forma. Non sono mai stato così rotondeggiante dal 2005 e la cosa mi fa paura. Se poi riesco comunque a stare sotto el 2 ore in una corsa con queste salite non vuol dire nulla. Sicuramente che sotto sotto c’è un discreto motore ma bisogna pur farlo girare. Non so se oggi è stata la svolta, il rimettermi in sesto dipende dalla volontà e dalla testa. Certo è che se succederà di nuovo sarà drammatico e faticoso fuor di misura.
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gen 17

Sto partendo per Monteforte in compagnia di katia e Barbara. Non ho ancora visto il tempo ma ci sono 2 gradi fuori. Sono 98,7 kg e senza allenamento. Non so se riuscirò a finirla. Sarà una passeggiata non una corsa e spero che le gambe non escano devastate.
Sono un pirla ma questo lo si sapeva già.

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gen 04
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Non è una equazione algebrica ma la temperatura, la distanza percorsa, il peso e il passo al kilometro. Cosa significa questo? Niente in particolare ma vuole essere lo spunto per un anno all’insegna di numeri. Non che l’ultimo non lo sia stato ma ci sono state troppe pause senza un percorso continuativo. Quest’anno riprovo il tempone (si fa x dire) a Treviglio e cercherò di lasciare traccia lungo il percorso di avvicinamento e verso gli obiettivi del 2010. Per ora non mi viene in mente nulla. Certo l’aver sentito l’avvocato che mi propone una maratona sotto el 3h30′ mi rattrista. Mi sa che dovrò cambiare spallinpartner a meno che non ci ripensi. Non voglio assolutamente rompermi le ginocchia con kilometraggi devastanti. Come si vede nella foto l’uomo ogivale da postumo bagordi di fine anno…. nonostante la schifezza di una linea con quel panzone e culone in fuori come mio zio gli ultimi 5 li ho corsi sotto i 5 e in progressione verso i 4,30. A volte mi chiedo come faccio anche se stasera ho corso con la pianta del piede destro informicolata.
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gen 02

Ieri sera sono uscito a farmi 8 kilometri, un lento a circa 7/km. L’ultimo dell’anno invece l’ho corso in compagnia di Fabrizio Sandrelli e di km sono stati quasi 14. Alla fine per colpa mia ci siamo pure impantanati prendendo un percorso alternativo di rientro. Stanno costruendo una strada nuova qui a Salionze che taglia il semaforo e la pericolosità della curva stretta. Da non ripetersi, con la pioggia il fango era ovunque e non c’era verso di non sprofondare.
Ho intenzione quest’anno di scrivere cronologicamente su sporttracks tutto, anche se non porto con me il Garmin. Piano piano, lentamente si riprende. Stamane erano 97,2 kg.

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dic 29

Mi piace molto questa frase latina che ho scoperto di Sallustio: “nell’armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi svaniscono”.
Verissimo, concordo appieno. Credo sia importante saper distinguere le grandi dalle piccole cose, i traguardi arditi dai piccoli passi così come vivere in tranquillità tutto scivola via liscio, in avversità e collera invece si arena anche il progetto più importante. Oggi le avversità o negatività come si suol dire si celano tra lo stress psicologico nell’affrontare banalmente il quotidiano. Riuscire a rimanere distaccati, incontaminati è durissimo. Ci provo ogni giorno ma poi mi accorgo che sono figlio dell’era moderna: della nevrosi, del caos, della rincorsa al benessere effimero. Sono come quei virus che mutano e si rafforzano, che non muoiono ma si trasformano. Vivo in mezzo a regole ipocrite e rischio di esserlo pure io perchè il condizionamento indiretto ti porta a questo.
Eppure non lo è per tutti questo. Ho conosciuto poche persone nella mia vita veramente border line. Ma non emarginati, fuori di cranio, esempi di persone che invece hanno capito tutto e che sanno il significato del quieto vivere. Giorgio e Consuelo che oggi gestiscono un bed and breakfast a Soave mantovano dove ho vissuto fino al 94 ne sono l’esempio vivente. Lui indigeno, lei spagnola, esempi di sessantottini felici che hanno saputo negli anni senza chiedere consenso trasmettere quella gioia che è tipica del Mulino Bianco della Barilla. Ebbene loro quando hanno scelto gli animali da cortile, non hanno preso i più belli ma i più brutti. I cani più brutti che ho mai visto. Zoppi, senza occhio, le capre dal colore più tetro. Hanno una bambina ormai maggiorenne splendida ma si son permessi di adottare altri bimbi, quelli con problemi, non quelli fotogenici. E loro sono felici. E’ da molto tempo che non li vedo ma durante le vacanze mi son promesso di andare loro a fare visita.
Oggi sono 97 kg. e le feste mi hanno devastato mangiantamente parlando. Mi sono iscritto a tre maratonine: Montefortiana (17.1), Verona (21.2) e Treviglio (28.2). Cercherò di allenarmi con calma, tranquillamente cercando di riprendere forma e spunto veloce. Cercherò di farlo in armonia, serenamente rispettando il senso del titolo di questo post.

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